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L'ispirazione

 Mi Chiamo Bruna, ho scritto il libro di cui state leggendo. È la storia vera di Giovanna, una storia che ho vissuto accanto a lei, molto da vicino. Tratta di un tema di cui si parla ancora troppo poco. Alcuni scelgono di ignorarlo, molte donne per molto tempo credono di non avere altra scelta che ignorarlo. Ho scritto questo romanzo per creare una consapevolezza e una speranza in chi subisce violenza psicologica  sente di non farcela più. La crudeltà mentale, il mobbing familiare, l'abuso psicologico  quotidiano, non lasciano ferite sul corpo, ma ti distruggono a poco a poco,  in modo invisibile, subdolo e inesorabile, fino ad annientarti. 

Sono Giovanna, come ormai sapete la storia questo romanzo riguarda me. Ma riguarda tante altre donne. La violenza psicologica non fa distinzioni di ceto sociale, di livello economico o culturale, colpisce alla cieca e i suoi effetti sono gravissimi. Ma è anche un  argomento terribilmente difficile da raccontare. Ci sono volute duecento pagine di questo libro per riuscire a spiegare cosa succede, quali sono i meccanismi subdoli dell'abuso psicologico. Raccontare la mia storia attraverso il libro di Bruna è stato importante per me. L'idea che avrei potuto aiutare con la mia esperienza altre donne mi ha dato tanta forza.

Ancora mi fa male pensare al dolore che i miei due figli hanno patito. Assistere ogni giorno ai grandi e piccoli maltrattamenti che venivano inflitti alla loro madre.Vederla infelice, spesso triste e depressa. Questa è la "violenza assistita" che ha effetti devastanti. Certo, ne siamo usciti. Stiamo facendo un paziente lavoro di ricostruzione emotiva. Ora va meglio, ma le cicatrici restano.

 

 

La storia continua. Ogni settimana scriveremo, seguiteci e scriveteci...